Un caffè con Pepita: presentazione de “Gli occhiali rosa. Diari di una genovese in Sicilia (1960–1977)”

Modifica o cancella una prenotazione
Modifica o cancella una prenotazione

Pepita Misuraca è stata una donna libera, anticonformista e sorprendentemente attuale. Genovese di nascita, siciliana d’adozione, attraverso i suoi diari – oggi raccolti nel volume Gli occhiali rosa, a cura di Giorgio Belli dell’Isca, edito da Il Palindromo – racconta quasi vent’anni di vita, dal 1960 al 1977, osservando la realtà con uno sguardo ironico, lucido e profondamente umano. I suoi “occhiali rosa” sono quindi un modo personale e coraggioso di leggere la società, le relazioni, il ruolo delle donne e le trasformazioni culturali di un’epoca complessa.

Palermo, insieme a Cefalù, è stata il suo approdo e il suo laboratorio umano. La sua base era l’allora Hotel Metropol, storica insegna dell’odierno Hotel Principe di Villafranca tra gli anni ’50 e ’80: un luogo di incontro, scambio e fermento culturale. Tra le sue stanze e i suoi salotti si incrociavano artiste e artisti, scrittrici e scrittori, musiciste e musicisti, viaggiatrici e viaggiatori, in un’atmosfera cosmopolita che ha segnato un’epoca. Rievocare Pepita significa anche recuperare il senso della memoria di quegli anni, quando il viaggio si svolgeva all’insegna di una scoperta curiosa e priva di giudizio, e gli hotel si facevano crocevia di storie, visioni e nuove possibilità.

Il7 marzo 2026, alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, alle ore 11.00, l’Hotel Principe di Villafranca, in collaborazione con la Libreria Modusvivendi, ospita la presentazione del libro in un incontro che sarà letteralmente “un caffè con Pepita”: il piacere lento di una colazione in hotel, un momento intimo di dialogo e scoperta. A moderare l’incontro sarà Giulia Briguglia, direttrice dell’Hotel Principe di Villafranca; dialogheranno Giorgio Belli dell’Isca, Maria Carla Martino Pagano e gli editori de Il Palindromo, Nicola Leo e Francesco Armato. Un’occasione per riscoprire una figura che offre ancora oggi una possibile chiave di lettura su temi dirompenti: come rompere pacificamente il giogo di una cultura patriarcale, e quale sia il valore profondo della narrazione – orale e documentale – come strumento di apprendimento e di liberazione.